martedì , 12 Novembre 2019
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Villa Spada, cittadini infuriati: “Presto denunce ai Carabinieri”

Villa Spada, cittadini infuriati: "Presto denunce ai Carabinieri"Assemblea del comitato di quartiere della zona di Borgata Fidene per scongiurare il problema dell’impianto di stoccaggio e smistamento rifiuti da 750 tonnellate di rifiuti al giorno che si trova a poche centinaia di metri dalle case. Dopo avere mandato le pratiche alla Procura, adesso l’intenzione è di rivolgersi al Noe e al ministero della Salute: “Malagrotta sta per chiudere e adesso le amministrazioni hanno una patata bollente: trovare al più presto un nuovo centro

Gli abitanti di Villa Spada, cittadini infuriati: “Presto denunce ai Carabinieri”hanno preso piena coscienza del grave problema che li affligge ormai da diversi mesi: al civico 981 di via Salaria, dove prima c’era una normale officina-rimessa dell’Ama, adesso c’è una discarica. Un impianto di stoccaggio e smistamento rifiuti che dallo scorso maggio è a regime: 750 tonnellate di rifiuti al giorno. E dal quale proviene una puzza nauseabonda. Dopo diverse assemblee pubbliche e incontri con i dirigenti dell’Ama e con gli amministratori del IV Municipio, lo scorso 21 settembre, i cittadini riunitisi nel “comitato di quartiere Villa Spada” hanno infatti presentato un esposto alla Procura della Repubblica e alla Forestale per capire cosa viene stoccato in quell’impianto e se ci sono pericoli di salute. Il frutto di “2640 firme raccolte in dieci giorni – ha detto ieri sera, durante l’ennesima assemblea pubblica nell’atrio della Chiesa Sant’Innocenzo I Papa, il portavoce del comitato di quartiere, Daniele Puggioni – per chiedere innanzitutto che venga fatta chiarezza. Ma questo è solo il primo passo – annuncia Puggioni – con la presentazione dell’esposto si è aperto un capitolo che vogliamo portare avanti, le prossime azioni potrebbero essere un esposto ai Carabinieri del Noe o al Ministero della Salute. E soprattutto chiedere la dislocazione (una possibile collocazione, tutta da verificare, potrebbe essere trovata a Rocca Cencia): l’impianto deve essere spostato, non può stare in un crocevia di quattro quartieri (Fidene, Villa Spada, Colle Salario e Castel Giubileo), in cui vivono 40/50 mila persone”. Le mura della casa più vicina all’impianto dista infatti appena 500 metri (o poco più), a circa 700 metri c’è un asilo nido che ospita 130 bambini.

Il signor Berardi, un’altra delle voci del comitato di quartiere, che si è ben documentato andandosi a spulciare il piano rifiuti della Regione Lombardia, arriva addirittura a proporre di denunciare Regione Lazio, Comune di Roma e Municipio IV perché “l’impianto è del tutto abusivo, illegale: si trova vicino al fiume Tevere e una discarica non dovrebbe sorgere in un’area soggetta ad esondazioni, e nemmeno vicino ad un depuratore”. Quello dal quale, secondo l’a.d Ama, Salvatore Cappello e Alessandro Di Giacomo, Responsabile Tecnico di Gestione dell’impianto, proverrebbero i miasmi. Ma soprattutto è l’immediata vicinanza al campo rom di via Cesarina che indigna il signor Berardi: “anche se venisse rispettata la distanza dei 500 metri dalle mura delle case – sottolinea Berardi – l’illegalità di questa discarica è provata dalla presenza dei rom che vivono e dormono praticante affianco all’impianto”. Il loro diritto ad un’abitazione salubre viene costantemente violato!

“Il Comune però c’entra poco – dice Federica, una giovane donna che inizia a sciorinare dati – Il piano rifiuti è elaborato dalla Regione Lazio. Il Comune – precisa – semplicemente non ci difende. C’è un piano di monitoraggio e controllo dell’Arpa Lazio  nel quale già nell’aprile 2010 – aggiunge – vengono segnalate le criticità dell’impianto di via Salaria. Già dal 2010 dunque l’impianto non funzionava. Perché nessuno sapeva questo? E se questo documento riportava cose non vere, come qualcuno ha detto, perché il presidente del Municipio, Bonelli, non lo ha impugnato? Siamo sempre stati tenuti all’oscuro, anche se il Piano rifiuti prevede il coinvolgimento degli abitanti sia nella scelta del sito che nell’utilizzo. E’ una mafia dell’informazione – chiosa Federica – c’è stato nascosto tutto. Alcuni di noi hanno accusato già dei disturbi e se in quell’ex garage dell’Ama continueranno ad entrare quasi mille tonnellate di rifiuti al giorno, le conseguenze per noi potrebbero esse terribili”.

La soluzione dunque è lo spostamento dell’impianto, invocato dagli abitanti della zona sin da subito. Anche “la differenziata – grida la gente in assemblea – ma non ce la vogliono insegnare”. L’Ama e le amministrazioni sembrano non volerla. Il motivo è presto detto: “dovrebbe essere l’operaio che va a prendere la monnezza – ci spiega un impiegato dell’Ama che preferisce rimanere anonimo – e non il contrario. Nel Municipio IV, cosi come nella maggior parte dei quartieri di Roma, fatta eccezione per Colli Aniene e Trastevere, il porta a porta è stato un fallimento. Non vogliono inculcare il concetto di raccolta differenziata. L’Ama ha altro a cui pensare – dice – deve controllare gli impianti di ricicli dei privati. Guardi ad esempio la società della famiglia Porcarelli”.

Nell’avvicendarsi degli interventi al microfono, è il turno poi del consigliere Pdl Stefano Ripanucci, presidente della commissione ambiente del Municipio IV, accolto dal brusio polemico dell’assemblea. “Il Municipio non vi ha abbandonato – esordisce Ripanucci – vi capiamo, siete stanchi e vi assicuro che avete il nostro sostegno morale. Ma dobbiamo dare però un tempo tecnico all’Ama – si parla di ulteriori 4 mesi, fino al 31 gennaio 2012 – che ha preso coscienza della situazione”. Il consigliere Ripanucci forse non sa qual è l’opinione in merito dell’ad Ama, Salvatore Cappello secondo cui “l’impianto non sarebbe menzionabile tra le cause dei miasmi”, che proverrebbero invece secondo il responsabile del centro, Alessandro Di Giacomo dal depuratore Acea. Il presidente della commissione ambiente del Municipio IV, al quale va dato atto di averci messo la faccia (la premessa al suo intervento era stata “sono venuto qui a prendermi i fischi e i pomodori in faccia”) parla poi di rassicurazioni dal punto di vista sanitario. Ma non è vero, non abbiamo neanche un documento che lo certifichi – grida qualcuno. E infatti già da alcuni mesi i miasmi hanno anche provocato disturbi ad alcuni cittadini. “Conservate tutti i documenti sanitari relativi alle visite che avete sostenuto – avvisa un altro portavoce dell’assemblea – coadiuveranno l’azione legale”.

Si, perché adesso il comitato di quartiere Villa Spada fa davvero sul serio. “Abbiamo individuato un tecnico e un buon avvocato – dice Daniele Puggioni – un esperto della materia, che potrebbero fare al caso nostro”. L’azione legale, però si sa, ha un costo. E allora, determinati a portare avanti questa battaglia “ci autotasseremo per creare un fondo”. Oggi intanto l’assessore all’ambiente di Roma Capitale, Visconti visiterà la discarica. In vista del preannunciato sopralluogo però, dalle ore 12 di mercoledi scorso, l’impianto Ama di via Salaria 981 é stato chiuso allo scarico dei rifiuti. Qualcuno sta cercando di nascondere “la monnezza sotto il tappeto”. Ma fino a questa notte la puzza o l’odore ( come la definiscono i tecnici dell’Arpa) a Villa Spada si sentiva ancora forte e più fetida che mai. E pur volendo, hai voglia a spruzzare tre volte al giorno deodorante con gli elicotteri, stile Campania. “Malagrotta sta per chiudere e adesso le amministrazioni hanno una patata bollente: trovare al più presto un nuovo centro”. L’Ue infatti minaccia sanzioni.